La paura in moto ha una reputazione piuttosto negativa.
Quando ne parliamo immaginiamo subito qualcosa da superare.
Un limite.
Un problema.
Una sensazione che il motociclista esperto dovrebbe riuscire a controllare.
Ma la paura ha anche una funzione molto semplice:
ci avverte che qualcosa potrebbe essere pericoloso.
Il problema, quindi, non è necessariamente avere paura.
La parte interessante comincia quando quella paura modifica il modo in cui guardiamo, interpretiamo e affrontiamo quello che sta succedendo.
La paura può essere utile
Se arriviamo troppo velocemente verso una curva, se percepiamo poco margine o se qualcosa sulla strada non ci convince, provare una sensazione di allarme non è necessariamente un difetto.
Può essere un’informazione.
Qualcosa dentro di noi sta dicendo:
“Questa situazione merita più attenzione.”
E in molti casi è esattamente ciò che serve.
La paura può farci rallentare.
Può impedirci di prendere un rischio inutile.
Può suggerirci che stiamo entrando in una situazione nella quale non ci sentiamo abbastanza sicuri.
Può persino aiutarci a riconoscere un limite prima che diventi un problema.
Da questo punto di vista, voler eliminare completamente la paura sarebbe probabilmente un obiettivo poco utile.
Quando la paura comincia a cambiare ciò che facciamo
Esiste però un momento nel quale l’allarme smette di essere soltanto un’informazione e comincia a influenzare direttamente il nostro comportamento.
Possiamo irrigidire le braccia.
Possiamo stringere più forte il manubrio.
Possiamo modificare bruscamente il gas.
Possiamo concentrare lo sguardo su un ostacolo.
Possiamo ridurre la quantità di informazioni che stiamo considerando.
Possiamo prendere una decisione molto rapidamente soltanto perché vogliamo uscire da quella situazione il prima possibile.
Nessuna di queste reazioni nasce necessariamente da una scelta consapevole.
Ed è proprio questo che le rende interessanti.
Non sempre ci accorgiamo di avere paura
La paura non si presenta necessariamente come panico.
A volte è molto più sottile.
Può essere una sensazione di disagio.
Una curva che non ci piace.
Una strada sulla quale improvvisamente non ci sentiamo a nostro agio.
La sensazione che la moto stia facendo qualcosa di diverso da quello che ci aspettavamo.
Oppure quel pensiero molto semplice:
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In quel momento potremmo continuare a guidare normalmente, ma qualcosa nel nostro comportamento potrebbe essere già cambiato.
Paura e attenzione
Quando percepiamo una minaccia, la nostra attenzione tende naturalmente a darle priorità.
È un meccanismo estremamente utile.
Se un’auto sta entrando nella nostra corsia, è evidente che vogliamo accorgercene.
Ma attribuire molta attenzione a un elemento significa inevitabilmente dedicarne meno ad altri.
Ed è qui che la situazione può diventare complicata.
Possiamo smettere di osservare con la stessa attenzione la traiettoria.
Possiamo accorgerci meno dello spazio disponibile.
Possiamo continuare a controllare il problema invece di cercare una soluzione.
È uno dei motivi per cui il tema della paura si collega direttamente a quello della target fixation.
Ne ho parlato qui:
👉 Target fixation in moto: perché finiamo per guardare proprio l’ostacolo
Quando la moto sembra improvvisamente diversa
C’è un’altra cosa che può succedere quando siamo sotto pressione.
La moto può cominciare a sembrarci diversa.
Più pesante.
Più difficile da far girare.
Più nervosa.
Più veloce di quanto fosse pochi secondi prima.
Naturalmente la moto potrebbe realmente trovarsi in una condizione diversa.
Ma può essere cambiato anche il nostro modo di interagire con lei.
Se siamo più rigidi, se stiamo facendo correzioni più brusche o se stiamo osservando meno informazioni, anche ciò che percepiamo può cambiare.
Ed è facile che la nostra interpretazione diventi:
“La moto non sta facendo quello che dovrebbe.”
Quando magari una parte del problema è iniziata prima.
Prima della paura può esserci un errore di valutazione
La paura non compare dal nulla.
Spesso arriva dopo che abbiamo interpretato una situazione in un certo modo.
Immaginiamo una curva.
Percepiamo di essere entrati troppo velocemente.
Quella percezione genera preoccupazione.
La preoccupazione modifica il nostro comportamento.
E quel comportamento può rendere la situazione ancora più difficile.
La sequenza può diventare:
percezione → paura → reazione → nuova percezione → nuova reazione.
In pochi secondi può crearsi un circolo nel quale ogni passaggio influenza quello successivo.
Il momento in cui crediamo di non avere più scelta
Uno degli effetti più interessanti della paura è la sensazione che le possibilità si riducano.
Quando siamo tranquilli vediamo spesso più alternative.
Possiamo rallentare.
Possiamo cambiare traiettoria.
Possiamo aspettare.
Possiamo rinunciare a una manovra.
Quando invece sentiamo che la situazione sta diventando urgente, possiamo convincerci che esista una sola soluzione.
E magari è proprio quella sulla quale continuiamo a concentrarci.
La paura, quindi, non modifica soltanto quello che sentiamo.
Può modificare anche quante possibilità riusciamo a vedere.
Esperienza non significa assenza di paura
Si potrebbe pensare che tutto questo riguardi soprattutto chi ha poca esperienza.
Non ne sono convinto.
Con l’esperienza molte situazioni diventano più familiari e quindi più semplici da gestire.
Ma proprio l’esperienza può anche creare aspettative molto precise.
Ci aspettiamo che una curva sia fatta in un certo modo.
Ci aspettiamo una determinata reazione della moto.
Ci aspettiamo di essere capaci di gestire una situazione perché l’abbiamo già affrontata molte volte.
Quando qualcosa rompe quelle aspettative, la sorpresa può diventare parte del problema.
Ed è lì che può comparire una paura diversa.
Non la paura di chi non sa cosa fare.
Ma quella di chi, per un istante, scopre che quello che normalmente funziona non sta funzionando come previsto.
La differenza tra prudenza e paura
Essere prudenti non significa necessariamente avere paura.
La prudenza può essere una decisione.
Possiamo osservare una strada, valutare le condizioni e scegliere consapevolmente di rallentare.
La paura è invece una risposta.
E quando la risposta arriva prima della nostra capacità di analizzare la situazione, può cominciare a guidare alcune delle nostre scelte.
La distinzione è sottile, ma interessante.
Perché una delle cose che possiamo imparare a osservare è proprio questa:
sto scegliendo quello che sto facendo oppure sto semplicemente reagendo?
Osservare la paura quando non siamo in emergenza
Non serve aspettare una situazione difficile per capire come reagiamo.
Possiamo osservare piccoli segnali durante la normale guida.
Ci sono curve nelle quali stringiamo maggiormente il manubrio?
Situazioni nelle quali smettiamo di guardare lontano?
Strade sulle quali sentiamo di dover continuamente correggere la moto?
Momenti nei quali tratteniamo il respiro o aumentiamo inutilmente la tensione?
Non significa trasformare ogni viaggio in un’analisi psicologica.
Significa soltanto accorgersi che anche noi siamo una parte del sistema che stiamo cercando di controllare.
L’errore potrebbe essere iniziato prima
Nel primo articolo di questa serie ho affrontato proprio questo tema.
La caduta può essere l’ultimo evento visibile di una sequenza iniziata molto prima.
👉 Perché si cade in moto anche andando piano: l’errore inizia prima della caduta
La paura può essere uno degli anelli di quella sequenza.
Non necessariamente il primo.
E non necessariamente l’ultimo.
Ma spesso uno dei più importanti da riconoscere.
Quello che succede un attimo prima
È proprio per questo che la paura occupa uno spazio importante nelle riflessioni che mi hanno portato a scrivere Non è la moto – Quello che succede un attimo prima.
Perché quando qualcosa va storto è facile guardare l’ultimo gesto.
Una frenata.
Una correzione.
Una traiettoria.
Ma prima di quel gesto possono esserci stati uno sguardo, una percezione, un dubbio, una paura e una decisione.
Ed è proprio in quegli istanti che spesso esiste ancora la possibilità di cambiare ciò che accadrà dopo.
Non è la moto – Quello che succede un attimo prima
Non è la moto nasce dal tentativo di osservare la guida motociclistica da questo punto di vista: non soltanto cosa fa la moto, ma cosa succede a noi mentre cerchiamo di controllarla.
Errori, paura, percezione, automatismi e quei piccoli momenti nei quali una situazione comincia ad allontanarsi da ciò che avevamo previsto.
👉 Scopri Non è la moto e leggi la presentazione completa
Non è la moto – Quello che succede un attimo prima
Fabio Galli – Viola Edizioni










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